 |
Stessa luminosità appena
velata di malinconia. Anche nella sua lunga militanza sulla musica
bachiana Bacchetti non ha mai cercato di far sembrare il pianoforte un
clavicembalo, di riprodurre sulla tastiera moderna i fraseggi e le
dinamiche degli strumenti antichi. Il suo resta un Settecento filtrato
dalla sensibilità di un pianista, guardato attraverso la lente di
ingrandimento di uno strumento dei nostri giomi, in questo caso un
grancoda Fazioli. Quindi ricorso al pedale, anche se impiegato con misura
estrema, fraseggi a lunghe campate, frequente utilizzo del legato.
Però le sonorità di questo
Galuppi, come avveniva per le sonorità di Bach e di Cherubini, sono
levigate e luminose, quasi smaterializzate in un universo sonoro di pura
bellezza.
La smaterializzazione
coinvolge anche i sentimenti, con stacchi di tempo generalmente moderati,
perché quella di Bacchetti è un'arcadia musicale dai contorni delicati,
senza guizzi e senza eccessi. Anche senza passione, ma con una grazia
incantevole, una civetteria malinconica di forte suggestione emotiva (si
veda l'Andantino della Sonata in Re minore), un fraseggio
intessuto di molli abbandoni come rivela la Sonata in Sol Maggiore
Levi CF B 130, (il tema viene dal Lucio Silla di Mozart), staccata
a un tempo moderato invece dell'AIlegro che le fonti prescrivono ma
che sembra poco adatto al clima malinconico del tema principale. Stile
galante si direbbe.
La Sonata in Si
Bemolle Maggiore compresa tra le sei Sonate dedicate al futuro
Zar Paolo I in visita a Venezia
(il manoscritto è datato
1781, quattro anni prima della morte di Galuppi, ma la composizione
potrebbe essere di molto anteriore) sembrerebbe rientrare sotto questa
etichetta.
Però alcune pagine di
questa raccolta si spingono ben oltre lo stile galante per |
lambire
i margini del Preromanticismo, come la Sonata in Re minore, il cui
secondo movimento trascorre tutto tra continue modulazioni in pieno stile
"Sturm und Drang". Altri lavori sembrano guardare nella direzione del
vecchio contrappunto barocco, come la Sonata in La minore e
soprattutto la Sonata in Do minore, un capolavoro di densità
contrappuntistica ed espressiva.
Il lungo lavoro di ricerca
di Marcarini nelle biblioteche del nord Italia ha dato i suoi frutti.
Compresa la scoperta di una Sonata in Si bemolle maggiore (Levi CD
26) con lo stesso Presto conclusivo ma con due diversi movimenti
d'apertura, evidentemente frutto della libera associazione compiuta da due
diversi copisti.
Con Bacchetti la musica
tastieristica di Galuppi, relegata tra le cose minori o al limite tra Ie
curiosità del Settecento, sembra acquistare una nuova vita. Non esiste
solo il virtuosismo del volume di suono, dei salti, delle ottave, della
velocità, anche se l'Allegro della Sonata in Do maggiore, di
impronta vivaldiana se non addirittura scarlattiana, sotto le dita del
pianista genovese è un autentico spolverio sonoro: ci sono anche il
virtuosismo del tocco, il virtuosismo del fraseggio e delle sottili
variazioni di timbro.
E a volte questa seconda
specie di virtuo-sismo è molto più importante della prima.
Luca
Segalla
 |
|
Continua l'originale viaggio di Andrea Bacchetti attraverso
le rarità tastieristiche del Settecento italiano. Dopo il CD dedicato alle
sonate di Cherubini, il pianista genovese presenta un florilegio di sonate
di Galuppi, rappresentative di diverse fasi del percorso creativo del
compositore veneziano soprannominato "Il Buranello" perché nato nell'isola
di Burano il 18 ottobre del 1706.
Il testo delle sonate è stato
curato dallo stesso Bacchetti direttamente dai manoscritti
insieme a Mario Marcarini, che firma anche le ottime note di copertina.
Stesso tocco raffinato e immateriale del CD cherubiniano. |