12 ottobre 2010
il disco di musica classica
«SEI SONATE PER CIMBALO»

 
LUIGI CHERUBINI
pianoforte:
ANDREA BACCHETTI
RCA - Red Seal (1 SACD)
La gratitudine del ventenne Luigi Cherubini nei confronti del patrizio Antonio Corsi, che intercesse presso il Granduca Leopoldo di Toscana affinché gli fosse concessa una rendita per il completamento degli studi musicali, si manifestò con la dedica delle Sei Sonate composte nel 1780 per cembalo o fortepiano. La storiografia ha sottolineato che la tastiera non rappresentò lo strumento principe per l'espressione dell'arte cherubiniana: il fiorentino, sebbene preparato tecnicamente, non fu certo un virtuoso, ed il carattere notoriamente timido e schivo fino alla più cupa intoversione contribuì a tenerlo per tutta la vita lontano dalle sale da concerto. L'ascolto delle Sei Sonate non può lasciare indifferenti visto che sotto la superficiale patina galante e alla moda di questi brani spesso affiorano prepotentemente dei documenti «in nuce» di una sensibilità musicale i cui contenuti, in termini di fantasia e di inventiva, paiono sotto molti aspetti dirompenti nei confronti dell'esile guscio formale in cui sono costretti. La tipica fluidità sensuale e un po' esteriore del cembalismo del tempo appare più volte messa in crisi da uno sperimentalismo e da una ricerca di soluzioni alternative che si rivelano espressione d'una tensione che guadagna in incisività ciò che perde in scorrevolezzza. L'ascolto potrebbe confermare l'opinione di chi intravede nelle sei opere giovanili la non ancora perfetta tecnica manuale di Cherubini, di cui lui stesso non faceva mistero. Ciò che più conta per il compositore in queste pagine ispirate è la forza delle idee: melodiche, ritmiche, talora intrecciate con inaspettate reminiscenze di antico contrappunto, a volte spinte con forza verso gli esiti più originali, spesso pronte a turbare con repentine modulazioni o improvvise pause lo scorrere del discorso, e proprio per questa varietà vicine allo stile mozartiano. Secondo quanto afferma Andrea Bacchetti, splendido interprete di questo cd, rileggere le sonate di Cherubini al pianoforte, in quest'epoca di stretta filologia, può sembrare un azzardo. In realtà le risorse espressive dello strumento moderno consentono un esercizio della fantasia certamente stimolante e non meno valido della prassi esecutiva classica. In essa è contenuta, infatti, grande parte dell'analisi antica, il plasticismo dell'articolazione, il piacere della fioritura estemporanea, suggellate dal calore intrinseco nel timbro del pianoforte ispirato, tenero e, talvolta, visionario. Le Sonate sono altresì avvincenti perché rivelano l'evidenziarsi di una sensibilità pronunciata e di uno stile classico già molto controllato. Il giovane Cherubini denota non solo una notevole inventiva, ma anche un piglio sperimentale che cerca di ringiovanire la tradizione del clavicembalismo italiano. Bacchetti, talento irrequieto ed imprevedibile, interpreta queste pagine con serietà e brio, sfoggiando musicalità e sensibilità di tocco.

Stefano Cortesi