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ANDREA BACCHETTI fornisce la prova (e non lo sa) del (rovesciabile) motto di Giambattista Vico: sapere in quanto fare, aut sa chi fa. Ascolta indifferentemente i più celebri o i più misconosciuti profeti trapassati, che ci fan da reliquie degli Anni d'Oro, tra le due Guerre mondiali. Religiosamente.E qualche volta, senza volere affatto, gli fa il verso. Segno che una goccia (o due o tre) di sangue blu gli scorre nelle vene. E anche i versi gli vengon religiosi, contrario di dissacranti. Qualcuna delle sue scoperte? Ecco. Le Sonate (integrale) di Mozart per mano di M. Horzowski, che venera come un Santo, e che è il solo pianista ad avere suonato per un Santo (San Pio X, nel 1906), ed esser campato quasi cent’anni. Di questo Horzowski, del resto beniamino milanese, soprattutto in tempi migliori, ricorda l’esser almeno il numero tre tra i leggendari allievi del più grande didatta di tutti i tempi, Theodor Leschetitzky: dopo Ignatz Friedman e Ignace Jan Paderewski. Delle misconosciute Sonate di Mozart, non accademiche e non filologiche, ma neppur mai distorte, sotto le dita di Horzowski, afferma non avervi di meglio, anche buttando per aria tutte le risultanze sonore di Anni Trenta e Anni Venti. Come dargli torto? A meno di riesumare quel Mozart (offuscato da ticchi di rubato, ma non del tutto) che fu di S. Rachmaninoff. Vive (segretamente) per gli Studi di Chopin, e ne rosicchia reliquie su reliquie (sempre dagli Anni d'oro), specie di Ignatz Friedman e di Shura Cherkassky. Anzi di Shura Cherkassky e Ignatz Friedman. Insomma ci azzecca sempre. Messo sull’avviso, si pente di una dimenticanza, quella di Simon Barere (di Odessa come Cherkassky, De Pachmann, Moiseywitsch, Sapellnikov etc.): le cui Mazurche di Chopin (quelle poche rimaste!), fa entrare in segreto nel reliquiario di Cherkassky e Friedman. Così si chiude il cerchio dei tre maggiori misconosciuti degli Anni d'Oro: tragici misconosciuti i due di Odessa, Simon morto sulla scena, nel ‘51, a Carnegie. Bacchetti è di casa alle "Serate Musicali", per diritto.Offre stasera un "Tutto Schumann", come esercizio spirituale prima del grande Schumann di lunedì prossimo alla Scala, sempre per "Serate Musicali" col Concerto per pianoforte e orchestra op. 54 in la minore, direttore Chailly, solista Lucchesini, e l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam. Se Schumann è frammentista, intimista, epigrammista, Bacchetti (intimista) non pretende di esserne il profeta. Ma una goccia di sangue ce la mette (di quello blu). E suona certo meglio di quella Clara-Chiarina Schumann di cui Paderewski dovette dire: "Ach, eine mise Frau!" (ah, che piccola donna!), e Harold Bauer, (sommo pianista e violinista, celebre non foss’altro per aver suonato con Kreisler la "Kreutzer" prima da pianista, con l’amico Fritz al violino, poi da violinista, con l’amico Fritz al pianoforte!), dovette dire: "Nel suono di Clara Schumann non trovò nessuna attrattiva!". Notò anche il sommo Harold Bauer (sommo anche come misconosciuto dai posteri), che Clara avesse una gran fretta di arrivare alla fine, fretta alla fine contagiosa! A differenza di Pompili, innocente e naïf, Bacchetti, se gli manca una reliquia di disco, si sente defraudato e derubato. E mette a soqquadro ogni negozio, ed amici e parenti ed amatori. Ogni esecuzione ha da essere un "caso" a sè. Non sa Bacchetti che Hoffman, chez il suo primo maestro Moszkowski aveva sentito Bulow: "simile a Clara!". Non sa che Anton Rubinstein al piccolo Joseph Hoffman (unico allievo privato a San Pietroburgo dai 15 ai 16 anni di età, pare addirittura due volte la settimana), concedeva il placet per un’esecuzione ascoltata, ma minacciando con l’indice puntato: "Va bene per oggi che c’è il sole. Ma domani, che piove, si cambia!". Non sa Bacchetti forse che ciò che conta è la meteorologia. Splendere il sole sopra la tastiera (meglio sempre la luna), ma anche beate le nubi e la tempesta, ed un pianto di pioggia gentile, e molta rugiada immaginaria, e varietà, non senza "verità". E sorpresa, l’eterna sorpresa, poter dire: "Nemica Noja, a morte!". Sapendolo dire con le dita, cioè con l'anima. Come il povero Shura Cherkassky s’illudeva: "Chi c’è da queste parti che suoni con anima?". E il sottoscritto che si affanna a rispondergli: "Ma è l'anima il grande veleno. Più grande non ce n’è. Se suonate con anima, o Maestro, siete voi il veleno!". Bacchetti, quando sa, fa. Ma, se anche non sa, ci arriva lo stesso (chissà come). Sarà quella goccia di sangue; che gli scorre attraverso le vene! Quale
strano colore di sangue! Hans FAZZARI |
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