Per Andrea Bacchetti le Variazioni Goldberg sono una sorta di work in progress, dove mettere con-tinuamente a fuoco un approccio interpretativo il quale, pur conservando alcune coordinate di fondo, si presenta in costante evoluzione.

Alle Goldberg il pianista genovese è approdato solo da pochi anni, dopo l’espe-rienza delle Suite Inglesi, ma a questo DVD, realizzato nel 2006 nell’elegante corni-ce di Villa Trissino, in pro-vincia di Vicenza, si è subito aggiunta la registra-zione audio dello scorso gennaio al Teatro Chiabrera di Savona, qui offerta come bonus CD.

E’ davvero un fatto singola-re che un interprete senta il bisogno di registrare lo stes-so lavoro a pochi mesi di distanza.

Nella scelta dei tempi le differenze sono spiccate. La registrazione di Villa Trissi-no supera abbondantemen-te i novanta minuti, quella di Savona si attesta sui settantasette minuti, ritor-nelli compresi.

Bacchetti, dopo aver realiz-zato il DVD, si è quindi orientato verso tempi molto più rapidi in quasi tutte le variazioni, tempi che resta-no comuque più moderati di quelli della maggior parte delle ultime registrazioni delle Goldberg apparse sul mercato (quella realizzata da Schiff nel 2001, per esempio, non supera i settantuno minuti).

A restare sostanzialmente immutata, invece, è la pro-spettiva interpretativa, la stessa delle Suite Inglesi registrate per la Decca (cfr. n. 175 di MUSICA).

Quello del pianista Geno-vese è un Bach avvolto in un’aura di mistico raccogli-mento, da ritmi lenti e solenni del rito. Non ci si la-sci ingannare dal tocco deli-cato, dal suono piccolo, ge-

neralmente non-legato più che staccato, e dal timbro chiaro del pianoforte Fazioli prediletto da Bacchetti per le sue registrazioni bachiane.

Non ci si lasci ingannare dai numerosi abbellimenti aggiunti, con molto gusto, nelle ripetizioni dei ritornel-li, proprio come prescrive la prassi d’epoca.

In realtà questo Bach pre-scinde dalla “filologia”.

E’ un Bach molto pianistico, con il fraseggio sempre so-stenuto dal pedale, dal tocco morbido e vellutato, molto diverso dal tocco incisivo e brillante con il quale normalmente si esegue Bach al pianoforte.

Lo dimostra, subito, l’Aria, un capolavoro di elusiva e sommessa eloquenza, dove ogni nota assume un colore diverso, in un gioco sottile di ombre e penombre.

E se il fraseggio a volte pos-siede la mobilità e l’irre-quietezza del fraseggio cla-vicembalistico, in generale si distende lungo lente spi-rali ascendenti (si vedano le variazioni n. 12 o n. 15).

Sono emblematiche soprat-tutto le ultime variazioni, con la materia sonora che si spoglia lentamente di ogni fisicità, preludio al ritorno dell’Aria, lentissima, quasi immobile, priva di ritornelli: una pura essenza, come una visione del paradiso.

Quasi non sembra la stessa Aria che, all’inizio, risuona-va fantasiosa, piena di sorprese e sfumature, molto terrena e molto umana (in questa prospettiva l’inter-pretazione di Bacchetti è diventata più convincente nel suggerire un percorso ascensionale rispetto alle prime esecuzioni in con-certo, quando l’Aria appa-riva già all’inizio sublimata e smaterializzata).

Questo “itinerarium in deum”, per usare una pa-rola  dei mistici medioevali, contraddistingue  entrambe

 le interpretazioni, anche se i tempi lentissimi della ver-sione in DVD lo rendono ancora più evidente e sor-prendente.

Persino le variazioni bril-lanti, come la quinta e l’ot-tava, conservano un aspetto austero e compassato: ele-ganti e cesellate come por-cellane, ma sempre control-late dall’intelletto.

Sarebbe vano cercare nel metafisico Bacchetti il fra-seggio scattante dei clavi-cembalisti o la sublime leggerezza di András Schiff.

Tutto è immerso in un pen-soso raccoglimento, dalle variazioni virtuosistiche (co-me la n. 23, staccata con una lentezza quasi provocatoria) a una pagina di stra-ordinaria intensità emotiva come la variazione n. 25, in ritmo di sarabanda.

Piuttosto affiora il fantasma – per stessa ammissione del pianista genovese – delle Goldberg di Rosalyn Tureck, la grande pianista americana scomparsa nel 2003, decisamente orientate verso una prospettiva metafisica.

Eppure le Goldberg di Bacchetti (quelle in DVD) riescono ad essere addirit-tura di qualche minuto più lunghe dell’ultima registra-zione delle Goldberg della Tureck (cfr. n. 111 di MUSICA), che supera di poco i novantuno minuti.

E’ difficile credere che Bacchetti non ci riservi altre sorprese, vista la sua ansia di sperimentare.

Certi passaggi della regi-strazione più recente, quella di Savona (l’inquietudine tutta terrena della variazione n. 13, per esempio, dove è proprio il carattere e non – per una volta – lo stacco di tempo a mutare rispetto alla registrazione in DVD) già lasciano intravvedere un’ulteriore evoluzione.

 

Luca Segalla

 
     
   
         
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