le sonate di Galuppi secondo Andrea Bacchetti

 
Un Settecento nuovo

Spiega il pianista: «Dal dopoguerra lo hanno affrontato solo alcuni pianisti, penso a Arturo Benedetti Michelangeli e a Lya de Barberis.

Praticamente non ci sono registrazioni sul pianoforte moderno»
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Roberto Iovino
 

Sul piano esecutivo quali i problemi?

"Oltre a quelli legati alla trascrizione e alla revisione, naturalmente c'è la que-stione connessa con le fioriture.

Molte le ho risolte in maniera estempo-ranee come usava all'epoca.

È noto che gli abbellimenti erano improv-visati e servivano per evitare la monoto-nia di frequenti ripetizioni. Progressioni, note di volta, di passaggio, trilli. In passato ho studiato vari testi che riguardano aspetti interpretativi di questo genere e con un po' di esperienza alle spalle, mi sono fatto guidare anche dal mio gusto. In taluni casi le risoluzioni sono, per così dire, obbligate. In altri casi c'è un margine di creatività e di scelta. Non bisogna esagerare, ma l'architettura barocca con le sue ripetizioni, con le strutture tematiche rigidamente inquadra-te sul piano armonico richiede questa libertà inventiva che ne assicura la vitalità e anche la leggerezza. E poi ci sono anche difficoltà tecniche. Alcune delle Sonate di Galuppi non sono affatto facili, richiedono brillantezza e fluidità".
 

Sono scritte per clavicembalo?

"Ufficialmente per tastiera, ma è proba-bile che la destinazione fosse il cembalo.

lo come ho già spiegato amo affrontare certi autori sul pianoforte perché mi sembra ci siano delle potenzialità espres-sive da esprimere. Nel caso di Galuppi si respira un patetismo, qua e là, che è lo specchio del tempo.

Non dimentichiamo quel che accade nel teatro dell'epoca, nella stessa produzione del Buranello. Il comico si vena di ele-menti malinconici. È l'epoca della Cec-china di Piccinni (di sei anni successiva al suo Filosofo e sempre goldoniana) e anche in Galuppi non c'è la risata smo-data ma un patetismo che fa presagire, in linea con la commedia larmoyante, la ben più vibrante passionalità che sarà propria dello Sturm und Drang e, attra-verso questo, del romanticismo.

Niente di così vibrante in Galuppi, per carità, ma anticipazioni, accenni che vale la pena sottolineare opportunamente, pur rimanendo in un ambito stilistico preciso, senza gesti plateali ed eccessivi.

Insomma ho seguito più o meno la strada già percorsa, come atteggiamento men-tale ed interpretativo con le Sonate di Cherubini. Però quelle erano più scolasti-che, queste rivelano un carattere da con-certo, al pari di quelle scarlattiane".

 

Abbiamo parlato di collegamenti con contemporanei. Possiamo individua-re anche una sorta di eredità tastieristica?

"Galuppi sta bene con i preclassici e i classici: lo vedo bene in concerto con Haydn e con il primo Mozart. Quanto all'eredità non saprei proprio indicare nomi. I clavicembalisti dell'epoca hanno percorso una loro strada che è rimasta abbastanza autonoma. Certo autori suc-cessivi li hanno letti, conosciuti e studia-ti. Ma dire che ne hanno subito una forte influenza può essere rischioso. Mi viene in mente Clementi che certamente gli autori italiani li ha comunque awicinati».
 

Un bilancio di questa esperienza?

"È stata molto piacevole e formativa. Il senso della ricerca e della scoperta, la possibilità di costruire una esecuzione partendo dalla pagina, entrandoci dentro a verificarla, correggerla, ripensarla.

E la sorpresa, poi, nel cavar fuori dalla note un autore per certi aspetti affasci-nante, ricco, che vale la pena conoscere e diffondere. Ecco, mi piacerebbe conti-nuare su questa strada. Incidere altre Sonate, non l'opera omnia perché non tutto è di alto livello; ma alcune altre sì, per il gusto di metterle in circolazione.

E poi passare ad altri autori coevi, ad esempio Cimarosa".

Compositore di solida preparazione, stretto collaboratore di Goldoni, il veneziano Baldassarre Galuppi, detto il Buranello (1706 - 1785) è stato celebrato, in vita e dopo la morte soprattutto come autore di teatro. In particolare alcuni suoi titoli comici (legati, appunto a Goldoni) hanno segnato la storia dell'opera italiana del tardo Settecento: si pensi, ad esempio, al Filosofo di campagna (1754) fra le prove più felici prodotte al di fuori della dominante scuola napoletana. Come molti compositori della sua epoca, Galuppi, a tempo perso, scriveva anche altro, ad esempio per tastiera, settore nel quale ha lasciato una produzione alquanto ricca e non priva di elementi di interesse. Se ne può avere un riscontro diretto ascoltando il recente cd prodotto dalla Sony Bmg e interpretato da Andrea Bacchetti. Contiene otto Sonate, appun-to, del BuranelIo: la prima è in un unico movimento (Allegro), le successive sono in due tempi (n.2 in do maggiore Adagio-Allegro; n.3 in re minore Andantino-Presto; n.4 in si bemolle maggiore Larghetto-Allegro; n.5 in do minore Allegro Moderato-Allegretto; n.6 in la minore Siciliana-Allegro). Dell'ultima (in si bemolle) vengono proposte le due versioni esistenti che differiscono per il primo tempo (Andante in un caso, Allegro nell'altro). Sonate che in un'apparente semplicità espositiva, appaiono ricche di soluzioni espressive, con movimenti lenti di indubbia eleganza e di chiara ascen-denza teatrale, ma anche con allegri brillanti e piacevoli.
 

Bacchetti, genovese, 31 anni, è pianista "anomalo". Al grande repertorio roman-tico preferisce periodi meno frequentati dai suoi colleghi:
"Amo il barocco e il preclassicismo ho già inciso diverse opere di Bach e pagine di Cherubini. Con la Sony italiana abbia-mo deciso di scoprire compositori italiani in parte dimenticati. Mi sono guardato in giro e Galuppi mi ha incuriosito. Di lui c'è molto poco. Dal dopoguerra lo hanno affrontato solo alcuni pianisti, penso a Arturo Benedetti Michelangeli e a Lya de Barberis. A parte Michelangeli non ci so-no registrazioni sul pianoforte moderno. Galuppi ha scritto oltre cento Sonate seguendo il gusto dell'epoca: alcune sono in quattro movimenti e hanno un andamento simile alle suites, molte sono strutturate in due tempi, altre in uno solo. Rispecchiano insomma le consuetudini di quell'epoca, in cui gli artisti italiani oscillavano nel settore sonatistico fra uno spirito barocco e un'ansia di rinnova-mento, ancora molto poco strutturato"..

Delle oltre 100 Sonate, Bacchetti ne ha scelte otto:

"La prima inserita nel disco è particolar-mente interessante. È in un unico movimento e riprende chiaramente il tema di "Le pupille amate" dal Lucio Silla di Mozart. Mi sembra una citazio-ne particolarmente rilevante. È possibile che Mozart l'abbia conosciuta, anche se non abbiamo alcune certezza sulle date di composizione per cui ogni ipotesi è sostenibile".
 

Anche l'ultima sembra particolar-mente curiosa ...

"Sì, propone due primi tempi differenti che mutano sensibilmente la natura della Sonata stessa. Nel cd abbiamo inserito entrambi per un utile confronto. Debbo dire che quando cinquant'anni fa Horowitz registrò Scarlatti sul pianoforte la situazione era analoga a quella in cui mi sono trovato io con un autore quasi sconosciuto sulla tastiera moderna. Anche Scarlatti lo era, a quell'epoca.

Ora, Scarlatti è certamente più interes-sante di Galuppi, come Horowitz è infinitamente più grande di me. Le pro-porzioni sono rispettate ...."
 

Si è detto che è un appassionato di barocco, eseguito però sul piano-forte moderno ...

"È vero. Mi piace quell'epoca per le risorse timbriche che esprime e penso che le potenzialità del pianoforte possa-no adattarsi a ricreare certe atmosfere. Il ritmo nella musica barocca è fonda-mentale perché molto repertorio si rifà direttamente alle danze. In particolare, sono un appassionato del barocco fran-cese, mi piacerebbe affrontare Couperin e Rameau. Ma si tratta di autori che hanno i loro specialisti. E allora cer-chiamo di elevare i nostri autori italiani a livello di quelli francesi, e, più in generale, europei".
 

Che edizioni ha seguito per la lettu-ra di Galuppi?

"Ho lavorato con Mario Marcarini sui manoscritti custoditi alla Fondazione Levi a Venezia. Non ho voluto prendere in esame le edizioni a stampa che hanno non pochi errori. Ci sono in effetti molti problemi di trascrizioni. Le Sonate ci sono pervenute in manoscritti non autografi e questo comporta il rischio di qualche errore da parte dei copisti del-l'epoca. Ci sono parti non facilmente decifrabili. Di fronte a passi marcata-mente alterati (armonie che non funzio-nano, note che risultano improbabili) mi sono assunto la responsabilità di appor-tare le dovute correzioni. Insomma è stato un lavoro alquanto duro, ma molto stimolante, tanto che si sta pensando a pubblicare queste Sonate in una mia revisione critica. E poi per un esecu-tore, il lavoro sui manoscritti, la trascri-zione, le correzioni aiutano a memoriz-zare la pagina, ad entrarci dentro".
 

Abbiamo parlato di una somiglian-za mozartiana.

"Se ne può citare un'altra. Nella Sonata in si bemolle che compare più o meno a metà del cd l'Adagio è chiaramente mozartiano nello spirito, nell'andamen-to. C'è una eleganza notevole che conferisce a Galuppi un posto non trascurabile tra i clavicembalisti del tempo. Peccato che non tutto sia a questa altezza.
E poi si possono riscontrare anche debiti nei confronti di Haydn. La Sonata in do minore lo dimostra chiaramente».